La Villa di Corliano tappa del Grand Tour che da Nord porta oggi come allora ai Bagni di Pisa

La storia degli uomini è sempre stata contraddistinti da spostamenti: per ragioni economiche prima ma poi anche per ragioni legate al soddisfare il desiderio di conoscere e di sperimentare aree e culture nuove.
Il viaggio ” di piacere” intrapreso da soli o in compagnia di amici, trova ampia testimonianza già nella letteratura antica, come nelle Odi e nelle Satire del poeta latino Orazio.
In Italia le origini del turismo risalgono al tempo dell’affermazione del Cristianesimo: divenne consuetudine, per i fedeli, effettuare il pellegrinaggio alle tombe degli apostoli, e questa usanza durò per tutto il Medioevo. Le cronache medievali (p.es. quella di Jacopo da Varazze, Leggenda Aurea) sono piene di racconti che testimoniano i disagi, i rischi, le paure che accompagnavano i pellegrini durante i loro spostamenti verso Roma, Monte Sant’Angelo, Santiago de Compostela…
Nella prima età moderna, se da un lato la Riforma Protestante era in grado di mettere seriamente in discussione il valore religioso del pellegrinaggio a Roma, dall’altro i viaggi di esplorazione cominciavano a unire gli interessi politico-economici dei sovrani che li finanziavano, col desiderio di scienziati e naviganti di allargare le proprie conoscenze culturali e i propri traffici commerciali.
Si intensificavano intanto altri tipi di viaggio: studenti, maestri, letterati ambivano a visitare i più prestigiosi centri di cultura del loro tempo; nobili, ambasciatori, diplomatici intrecciavano più stretti rapporti tra gli Stati tramite numerose visite diplomatiche. Vi erano anche persone con problemi di salute che andavano alla ricerca di cure termali.
Grazie ai miglioramenti della rete stradale e dei mezzi di trasporto, nobiltà e gentry britanniche in primo luogo, nonché gli strati superiori della borghesia (mercanti, banchieri, militari, esponenti del clero, magistrati, professori, benestanti) si lanciarono, già nel corso del Seicento, in una scoperta dell’Inghilterra (visita di tombe di poeti, di castelli, di dimore di campagna, rovine medievali e bellezze naturali). Dalla Gran Bretagna il fenomeno dei viaggi istruttivi e di piacere si estese ben presto alle élite di tutta Europa.

E’ nel corso del sec. XVIII che, migliorate le condizioni sociali e affermatosi il progresso tecnico-scientifico (si pensi solo allo sviluppo della cartografia) nasce l’idea vera e propria del “viaggio di piacere”.
Compiuti individualmente o con la famiglia, i viaggi comprendono le più famose città d’arte e alcuni luoghi celebrati per le loro bellezze naturali. Funzione formativa (specie per i rampolli delle classi abbienti) e ricreativa s’intrecciano nel definire le mete del Grand Tour, che impegna i viaggiatori per lunghi mesi, specie se di origine aristocratica (il turismo borghese infatti ha durata più limitata e sempre in coincidenza coi mesi estivi).

L’ambiente naturale e il paesaggio italiano costituivano costante oggetto di ammirazione per i viaggiatori stranieri, così come la creatività dell’intervento umano sullo stesso, che aveva modificato e razionalizzato a volte molto bene il tessuto originario.

La moda del viaggio si sviluppò a tal punto che, specie nel secondo ‘700, era considerato essenziale per la formazione umana e culturale di un giovane signore europeo effettuare il Grand Tour nel nostro paese.
Statisticamente la nazione che forniva il maggior numero di affezionati del Tour era la Gran Bretagna, che, vittoriosa nelle guerre del XVIII sec., si avviava a diventare la potenza egemone del continente.
Tourist è un termine che inizialmente viene usato nella lingua inglese alla fine del XVIII sec. come sinonimo di viaggiatore, e tourism è compreso per la prima volta nell’Oxford English Dictionary nel 1811. I due sostantivi traggono origine dal termine francese tour, che definiva il viaggio compiuto a scopo istruttivo, secondo appunto la consuetudine in uso presso le classi agiate europee, in primis quella inglese, a partire dal sec. XVI. I termini touriste e tourisme si affermarono nella lingua francese solo, rispettivamente, nel 1816 e 1841. Poi comparvero anche nella lingua italiana: turista nel 1837 e turismo nel 1905.

Le grandi ricchezze che arrivavano in Gran Bretagna dal commercio e dallo sfruttamento dell’Impero coloniale, permettevano ai figli di nobili e borghesi di effettuare lunghi viaggi in Italia, in Grecia e in Egitto, durante i quali venivano acquistati, anche a prezzi molto elevati, antichità vere o contraffatte, souvenirs come p.es. ventagli, soprammobili, tabacchiere ecc., riproduzioni in scala di monumenti o capolavori ad opera di abilissimi artigiani…
Per turisti particolarmente abbienti e un po’ snob era di gran moda farsi fare il ritratto da qualche celebre pittore dell’epoca, sullo sfondo di rovine romane.
Numerosi erano anche i turisti francesi, tedeschi, scandinavi, polacchi, russi. Le loro mete erano Venezia, Firenze, Roma e Napoli; in alcuni casi ci si spingeva fino in Sicilia, alla ricerca delle radici della civiltà e della favolosa Magna Grecia.
Venezia era molto apprezzata non solo per l’incanto della laguna, ma anche e soprattutto per il carnevale, famoso in tutta Europa. Tanti compitissimi visitatori, amanti della trasgressione, vi giungevano protetti dalla maschera. Molto amata era anche la pittura veneta (specie Canaletto e Guardi).

Firenze era meta di appassionati di pittura e scultura. Napoli attirava per il sole, il mare, l’aspetto caratteristico dei suoi abitanti, gli scavi di Ercolano e Pompei…

Fra le stazioni Termali i Bagni di Pisa assunsero un ruolo fondamentale grazie alla Via del Brennero che li collegava cosi bene a tutto il Nord Europa e con Corliano divennero meta e tappa alla moda e di tendenza di illustri ospiti che strinsero amicizia con la famiglia prorpietaria e i personaggi del luogo grazie anche a Paolina Bonaparte che viveva nella vicina Lucca.

Nella villa di Corliano soggiornarono così molti personaggi illustri come, nella prima metà del Settecento, Enrico Benedetto Stuart, pretendente al trono inglese. Si trovano inoltre menzionate visite di Aonio Paleario, di Giacomo I d’Inghilterra, di Filippo Erasmo di Liechtenstein, di Ferdinando Augusto di Lobkowicz, di Giuseppe Venceslao di Liechtenstein, di Cristiano VI di Danimarca, di Gustavo III di Svezia, di William Hamilton, di Carlo Goldoni, di Vittorio Alfieri, del generale Gioacchino Murat, di Luigi Bonaparte, di Paolina Borghese, di Carlo Alberto di Savoia, dei poeti George Gordon Byron e Percy Bysshe Shelley, della scrittrice Carolina Cornwallis (figlia del generale Cornwallis), di Alessandro Dumas, mentre a metà Ottocento venne messa a disposizione del fisico Carlo Matteucci che vi trascorse alcunimanni per effettuare ricerca nella vicina Università di Pisa.

Tuttavia il centro del Grand Tour restava sempre Roma, che rappresentava il simbolo dell’antichità, per la vasta quantità di monumenti, per le grandi collezioni di sculture classiche del Museo Capitolino e del Museo Pio Clementino, ma anche per le grandi opere rinascimentali e barocche, le chiese, i dipinti di Raffaello e Michelangelo, infine per le fastose cerimonie della Corte Pontificia.
I “milordi” criticavano molte cose del nostro Paese: le strade (impercorribili), le locande (sporche e disagiate), i vetturini (imbroglioni), le plebi (superstiziose), i ceti dirigenti (indifferenti alla vasta miseria), la divisione dei vari staterelli, gli aspetti più paganeggianti della chiesa cattolica. E tuttavia restavano ammirati nel vedere come potessero convivere gli elementi più raffinati della cultura del passato con una situazione sociale per molti versi ancora arcaica, primitiva.

Ed oggi come allora i turisti del nord ci rimproverano un po’ le medesime cose ma come allora non possono fare a meno di venire a prendere una boccata di aria di libertà che si libra fra cultura e ignoranza in queste contraddizioni croniche del nostro paese dove si vive bene l’improvvisazione e l’imprevisto ma si nega ogni forma di ordinata pianificazione.

La moda del Grand Tour fu dapprima interrotta e poi annullata dagli oltre 20 anni di guerre della Rivoluzione francese e di Napoleone e quando viaggi e turismo ripresero, i caratteri e i fruitori erano profondamente mutati. Il Grand Tour era finito. Al suo posto subentrava, nella seconda metà dell’Ottocento, l’industria del turismo.

Il Borgo di Corliano allora aveva assunto alla sua funzione di azienda agricola dove si produceva essenzialemnte un’ottimo olio di Oliva, esportato e premiato in tutte le esposizioni di Europa e perfino di America. Altre fattorie della famiglia Agostini Venerosi della Seta erano invece specializzate nella produzione di Vino ( Il borgo di Colleoli) o di frutta ( Il Capannile di Lari).

Dopo le guerre mondiali Corliano abbandonò gradualmente la sua vocazione agricola e nel 1980, per opera di Franca e Ferdinando Agostini Venerosi della Seta, la grande casa, impossibile da abitare per una coppia senza prole, aprì i battenti ad un turismo molto colto ed erudito che come ai tempi del Grand Tour porta in Toscana specialmente avventori del Nord Europa.

Da allora Corliano si apre da Pasqua ai Santi per ospitare fra le sue mura non un turismo di massa ma un turismo di curiosi scout che si allontanano dalle mete note delle vicine Pisa e Lucca per scoprire luoghi piu autentici e veri, le cui bellezze meno note non hanno tuttavia niente da invidiare alle localita più note. Il turista amante dell’arte e della natura spesso si innamora di Corliano che ne fa la sua casa di vacanze, fra questi si annoverano collezionisti di arte, professionisti, artisti ma anche persone del mondo del lavoro insustriale che trovano a Corliano il giusto mix fra cultura e relax, svago e natura e anche, naturalmente  un ottimo pasto.

 

villadicorliano

La Villa Agostini Venerosi della Seta a Corliano è una dimora storica del XV secolo decorata esternamente con graffiti cinquecenteschi tipici del manierismo fiorentino e conserva al suo interno affreschi di Andrea Boscoli (1592) e di Nicola Matraini (1750). È parte di un più ampio complesso monumentale composto dalla cappella gentilizia, dalla fattoria (realizzata dall'architetto Ignazio Pellegrini nel 1755), dal frantoio, dalle scuderie, dalla kaffeehaus e da un parco di enorme fascino di circa 3 ettari che conta alcune piante secolari e racchiuso entro la cinta muraria. La Villa di Corliano è riconosciuta come una delle più prestigiose ville rinascimentali della Toscana. Oggi ospita al suo interno una Residenza d'Epoca (B&B), una Ristorante, alcuni appartamenti ed è la sede ideale per Eventi di ogni tipo: Cerimonie, Matrimoni, Anniversari, Feste private e aziendali.

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